DON LUIGI DI IORIO, LA STORIA

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Un sogno cullato per oltre un ventennio, una speranza che con il passare degli anni pareva assopirsi e perfino dissolversi, proprio quando i tempi sembravano ormai maturi per la realizzazione; una lunga gestazione fatta di burocrazia, politica, interessi personali e privatistici, ma infine la grande soddisfazione degli sportivi locali, quella di avere finalmente un campo di calcio sito nel proprio comune, una casa dove si potesse celebrare l’identità e l’appartenenza baranese ed i giovani ed i tifosi potessero coltivare gioiosamente la passione per lo sport preferito. 1954-1977, questo l’arco di tempo durante il quale società e giocatori hanno dovuto sobbarcarsi a spostamenti continui in altri comuni, perlopiù ad Ischia in verità, per chiedere ospitalità al Rispoli onde disputare le gare federali.

Nel dopoguerra i campi di calcio, se proprio li si vuole definire tali, siti nel comune baranese erano disseminati nel cuore pulsante delle varie frazioni: nell’accogliente piazza di S. Rocco a Barano centro, a Testaccio sempre nel piazzale del paese, o sulla spiaggia dei Maronti, a Piedimonte nell’angusto spiazzo antistante il Cimitero, a Buonopane in Piazza S. Giovanni o nelle aree create all’uopo sin dai primi anni cinquanta, quando la mancanza di impianti regolamentari costringeva “la meglio gioventù”  ad arrangiarsi negli spazi offerti da madre natura o adattati da volenterosi ed ingegnosi proseliti, ricavati tra “parracine” pericolanti ed alberi di fico retrostanti le chiesette del paese.

Erano luoghi che, benché poveri, erano circondati da un’aura quasi mistica, palcoscenici di epiche sfide intercomunali dove, per forza di cose, l’esasperato agonismo e l’irruenza fisica più che la tecnica la facevano da padrone.

Don Luigi Di Iorio
Don Luigi Di Iorio

Ma il campo o terreno di gioco più importante in quei primi anni pioneristici è stato sicuramente quello ubicato a Fondo dei Ferrari (Fonno Ferraro/Fondo Ferraio/Funn’ Frrar’), tra Bosco dei Conti ed il Rotaro, zona Cretaio; laggiù, in un’area boscosa e peraltro di difficile accesso, era stato realizzato in modo artigianale un campetto dove si svolgevano i memorabili tornei che caratterizzavano, per la partecipazione massiccia ed emotiva di semplici spettatori o dei tifosi stipati intorno al campo o ben oltre le linee di demarcazione ed il pathos agonistico profuso dai contendenti, la vita sportiva, ma anche culturale e sociale, dei baranesi. Il campo di Fonno Ferraro fu la cornice ideale per queste epiche battaglie stracomunali e laggiù, nella fossa dei leoni, tale veniva definita, molti possono ancor oggi testimoniare di aver partecipato emotivamente – ma spesso anche fisicamente – agli incontri. Incontri che di frequente, inutile ricordarlo, finivano anzitempo interrotti da gigantesche risse che culminavano con mazziate memorabili, quando non spuntavano anche le roncole, i proverbiali marrazzi

Nel 1954-55 l’A.S. Barano inizia la propria attività federale partecipando al campionato di II Divisione, girone isolano-flegreo, ed il campo di gioco designato è ovviamente il mitico Rispoli, disponibile però solo per le gare ufficiali e condizionato dagli orari dell’Ischia calcio. Gli aquilotti per gli allenamenti si devono arrangiare nello spazio antistante il cimitero di Piedimonte o in altri luoghi di fortuna. Nei due bienni 54-56 e 59-61 il Barano  alterna partite ufficiali agli imperdibili tornei intercomunali, mentre sarà solo dal 1971-72 che parteciperà stabilmente ai campionati federali, destreggiandosi con alterna fortuna tra II e I Categoria. Lo stadio di riferimento è il solito Rispoli, con rare puntate allo Spinetti di Procida in caso di squalifica di campo o indisponibilità logistica degli impianti isolani.

Ma, finalmente, dopo anni di peregrinazione e di sacrifici, arriva il giorno fatidico: è il 30 ottobre 1977, una domenica speciale, 4^ giornata di andata, ed il Barano, che ha ben iniziato il campionato con 2 vittorie ed un’inopinata sconfitta interna, è opposto al quotato Fuorigrotta. È una data storica per il comune di Barano, indimenticabile per gli sportivi baranesi ma soprattutto una benedizione per l’artefice principale di questo evento: Don Luigi Di Iorio, nativo dello Schiappone e guida spirituale della chiesa di S. Giorgio al Testaccio sin dal 1969. E’ lui che, superando tutte le difficoltà, le incertezze e gli oneri, anche economici, riesce a conciliare gli animi dei vari contendenti e a far acquistare dal comune, anche con il suo supporto, un pezzo di terreno, per realizzare nella piana delle Pianole (sembra un gioco di parole) il campo Comunale, che prenderà poi il suo nome quando egli non sarà più tra noi. L’atmosfera, la commozione, la solennità e le sensazioni di quella giornata d’inaugurazione sono registrate nelle cronache del tempo, ma soprattutto dipinte nei volti, ed impresse nelle menti e nei cuori dei protagonisti in campo e sugli spalti. Il risultato non sarà favorevole al Barano, un pari che va troppo stretto e che sembra quasi adattarsi alla grigia giornata atmosferica, eppure resta il ricordo indelebile di una giornata di festa splendida e particolare. Da allora a tutt’oggi il Don Luigi Di Iorio è stato e resta il campo dell’A.S. Barano e dei baranesi, il coronamento di un sogno lungo 23 anni…

(Antonio Schiazzano, Storia del Barano Calcio)

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